Essere appassionata di tutto quello che viene prodotto in serie mi ha insegnato che le presentazioni migliori sono quelle che si rifanno al modello dei gruppi di ascolto, pertanto inizio col dire che mi chiamo Monica Grimaldi e ho 36 anni. Sono nata a Bordighera da una famiglia di origini sarde (da parte di madre) e calabresi (dal lato del genitore 2), e che penso di aver buttato all’aria gran parte della mia vita, senza nemmeno drogarmi – per giunta.
Per spiegare questa mia affermazione dovrei fare tutto un preambolo su come sono cresciuta e dare una panoramica, anche solo generale, dell’ambiente in cui ho vissuto e non sono sicura che sia interessante, sebbene sia stato argomento di discussione con una persona che da Napoli si è trasferita ad Imperia. Cercherò dunque di essere sintetica.
Sin da piccola ciò che mi divertiva era leggere fumetti e disegnare, oppure leggere libri e disegnare, al massimo potevo variare modellando l’argilla, il das o la pasta di sale, ma la lettura è sempre stata uno dei miei passatempi preferiti e quando non avevo la mente così impegnata mi piaceva tenere impegnate le mani.
Uscire, ballare e trascorrere il mio tempo con i coetanei era qualcosa che non mi attirava minimamente, un po’ perché ho sempre ritenuto di non aver granché da dire e un po’ perché non sapevo come dirlo, complice la critica crudele di alcuni parenti che mi ritenevano antipatica. Simpaticamente detta “un’arpia”.
Ad oggi mi sento di dire che le arpie sono fighe un sacco, sia quelle mitologiche che non.